Guarda dove vai
Ho deciso di farmi biondo.
Ieri ero al bancone del bar a bere una birra alla spina con Frank, un amico biondo ed ho notato che la barista, sangue del mio sangue, per l’ennesima volta gli ha dato il bicchiere di birra più pieno.
Io credo che i suoi capelli gialli siano un’ingiusta calamita, sotto la luce dei neon del bar i suoi capelli risaltano mentre i miei color marroncino topo mi rendono di seconda classe.
Poi i suoi capelli biondi sono proprio belli, Dio come sembrano morbidi posso toccarli?
I suoi capelli biondi non lo avvantaggiano solo al bancone del bar ma in ogni campo della vita e persino a carte, quando lui tira una carta spesso pesca un asso o un re mentre a me capita meno spesso anzi in tutta la mia vita ho visto più due che fili d’erba.
Io credo che il subconscio della barista come di tutta la società sia ingannato da quella chioma dorata, attira l’attenzione e di conseguenza anche il bicchiere di birra più pieno.
Mi farò biondo perché non voglio che il mio DNA imperfetto determini il mio destino e inoltre in questo modo berrò più birra a parità di spesa.
Poi per affermare la mia personalità quando la barista mi ha chiesto se il panino lo voglio caldo o freddo le ho detto che lo voglio caldo.
In verità non me ne frega niente se è caldo freddo o tiepido ma in questo modo spero che abbia capito che anche io sono uno che sa prendere delle decisioni e si convinca ad uscire con me.
Comunque lei è mora.
Ode a te
Me ne stavo lì, seduto fuori dal bar a guardare il cielo con l’espressione del coniglio che cerca di farsi mettere sotto da un’auto quando arriva Tonio e dice che mi deve parlare.
Tonio è uno un po’ strano, lo si potrebbe quasi definire matto anche se in effetti ha più donne di me, non che ci voglia molto comunque.
Non che sia del tutto scemo, per esempio già dieci anni fa mi propose di investire in Cina, questo per dire che è uno con l’occhio avanti. Solo che voleva investire in un bordello a Shangai.
Non lo feci solo perché non avevo soldi, lui invece viene da una famiglia molto ricca e addirittura quando era piccolo lo rapirono per chiedere alla famiglia un riscatto.
Per catturarlo i suoi rapitori lo aspettarono fuori dalla scuola e si offrirono di dargli un passaggio fino a casa. Certo aveva sospettato qualcosa per il fatto che erano incappucciati ma pensava che comunque prima o poi sarebbe arrivato a casa.
Lo trattarono male durante la prigionia, ad esempio i fusilli al sugo di cinghiale e tartufo non erano mai al dente.
La famiglia pagò subito e lo avrebbero liberato dopo pochi giorni ma chiesero di lasciare il riscatto sotto il ponte di Castelmaggiore. Il problema è che a Castelmaggiore non c’è nessun ponte e ci vollero parecchi mesi per costruirne uno.
Tutti dicono che diventò un po’ matto a seguito di questa avventura ma per me era matto anche prima, me lo ricordo quando a casa mia voleva che mia mamma indovinasse quante fidanzate lui aveva avuto o quando al mare andava a fare il bagno tenendo in mano un bicchiere con dentro le sue lenti a contatto perché aveva paura che se le lasciava in spiaggia si sarebbero sporcate con la sabbia.
Forse diventò così strano a causa dell’infanzia difficile, per il fatto di essere meridionale fu oggetto di molte discriminazioni soprattutto da parte dei suoi genitori.
Tentò anche di suicidarsi gettandosi dal tetto ma gli mancò il coraggio e rimase seduto sul cornicione dal 1982 al 1984, alzandosi solo una volta quando degli operai dovettero fare dei lavori alle grondaie.
Per evitare ulteriori rapimenti gli fecero prendere a patente ed imparò a guidare molto bene, conosceva tutti i cartelli stradali, era bravissimo a guidare su ogni superficie sia bagnata che gelata, non sbagliava mai una marcia.
Il problema è che non riuscì mai ad imparare come sterzare e alla prima curva finiva sempre fuori strada.
Dunque, mi chiede se c’è un posto calmo in cui parlare.
Più calmo del bar non credo, l’unica cosa interessante che sia mai successa un questo bar fu nel 1972 quando Gisto entrò con una pecora.
Si siede accanto a me e mi dice che il mondo sta per finire oggi a mezzogiorno.
Gli rispondo meno male che per l’occasione c’è il sole poi gli chiedo chi glielo ha detto e lui mi dice che glielo ha detto il mio amico Giac.
Allora gli dico che se ascolta tutto quello che dice Giac è finita, ieri ha sentito che degli olandesi combattono in Afghanistan e ne ha dedotto che L’Olanda confina con l’Afghanistan.
Gli chiedo ma come fa Giac a sapere che il mondo sta per finire e lui mi dice che glielo hanno detto gli UFO e che dato che il mondo finiva Giac gli ha chiesto 10 Euro e lui glieli ha dati perchè tanto se il mondo oggi finisce lui non se ne fa niente.
Adesso ho capito perché ti ha detto una boiata del genere, devo andare a parlare con Giac perché non è giusto che si tenga quei 10 Euro estorti con l’inganno ad uno come Tonio, deve darmene almeno la metà.
Come salvarsi la vita
Io abito in una zona isolata ma non lontana da un discopub e venerdì notte verso l'una tornando a casa davanti al mio cancello c’era una ragazza sdraiata sulla strada, ubriaca cotta.
Era una bella trentenne, circa una terza misura, castana con i capelli tenuti a coda di cavallo con un elastico rosso, sbronza dura e a mia completa disposizione.
Appena l’ho vista ho pensato “grazie Dio, finalmente ti sei ricordato di me!”
Ma forse per solidarietà tra ubriachi dato che ero ubriaco anche io o forse perché sono buono o forse perché sono un coglione mi ha fatto tenerezza.
L’ho svegliata, le ho dato un bicchiere d’acqua e lei ha boforchiato che non trovava più i suoi amici. Mica strano, io una volta ero in quelle condizioni e non riuscivo a trovare il mio naso.
Allora me la sono caricata in macchina e l’ho portata a casa senza neanche darle una palpatina come sarebbe stato mio diritto dato che la avevo trovata per terra e quello che trovi in terra è tuo.
Le ho solo sfiorato il didietro due o tre volte mentre cambiavo marcia, ma questo lo faccio sempre con tutte quelle che carico in macchina anche se non sono sbronze.
Ammetto però di aver avuto pensieri impuri e domani andrò a confessarmi.
Poi trovo molto sexy una donna sbronza in quel modo. No anzi, non le trovo sexy ma mi fanno impazzire proprio.
Sono stato molto felice di portarla a casa perché non ho quasi mai l’occasione di avere in macchina una donna così bella anche se in effetti puzzava un po’ di vomito ma non tanto e poi addosso a lei anche il vomito era bello.
Poi se qualcuno mi vedeva con una ragazza così carina ci facevo una figura magnifica.
Però se quel qualcuno che mi vedeva era la polizia non ci facevo una figura così magnifica dato che ero sbronzo anche io, ma valeva la pena di correre il rischio.
Mentre la carico in macchina lei ha un momento di lucidità e nota il telefonino appeso ad un filo che penzola dal soffitto dell’auto. Lo tengo lì perché così se squilla lo sento meglio e poi è in pratica in vivavoce e se qualcuno mi chiama ho le mani libere per guidare.
Lei mi chiede: “perché hai il telefonino legato ad un filo?”
”Voglio abituarlo a sentirsi a suo agio ovunque si trovi.” Mi pareva una bella risposta, adatta a stimolare e divertire una giovane mente femminile.
Mi dice “ma sei normale? ” Prima di crollare di nuovo nel suo coma alcolico.
Sono normale io? Ti ho appena raccattata per strada in mezzo al tuo vomito e sono io quello non normale?
Certo anche io prendo delle sbornie come quella ma almeno non mi sdraio per strada, di solito mi sdraio in un prato.
P.S. è l’ultima volta che sono così buono, la prossima volta che trovo una di voi cotta davanti al cancello di casa non se la cava a buon mercato.
Set me
Ero al bar quando arriva Filo, un mio amico che fa il contadino.
E’ arrabbiato nero perché il comune ha deciso di fare abbattere una delle sue case in campagna che si trova sul ciglio della strada a Bentivoglio.
Cioè per lui è una casa ma per me è un rudere e anche il comune è del mio parere dato che ha deciso di farla abbattere anche perché ha paura che crolli e che sia un pericolo perché è troppo vicino alla strada.
Lui dice che qualche mattone in testa non ha mai ucciso nessuno ed in effetti tirarsi i mattoni era il gioco preferito di lui ed i suoi fratelli da piccoli.
E’ deciso a fare di tutto per impedire al Comune di tirargli giù quella casa, non lo vedevo così infuriato dal giorno in cui il prezzo delle mele calò del 15 per cento.
Non che quella casa gli serva molto, la usa solo come magazzino e fienile ma ci è affezionato perché da bambino ha passato moltissimo tempo lì dentro, più che altro perché i suoi genitori ce lo chiudevano per punizione quando faceva il cretino.
Parla di denunciare il Sindaco, poi minaccia di picchiarlo ma lo sconsiglio, la violenza non è mai una soluzione e inoltre il sindaco pesa 90 kg. e lui 52.
Devo assolutamente calmarlo e allora provo a dirgli che anche a me il Comune di Bentivoglio ha tirato giù la casa un sacco di volte ma non ho mai fatto storie, non è poi mica la morte di nessuno.
Filo è poco convinto e mi dice che quella del pericolo di crollo è una scusa e vogliono tirargli giù quella casa solo perché vogliono farci passare la tubatura del gas e devono scavare lì.
Lui dice “ma se vogliono portare il gas a Bentivoglio perché non ci costruiscono un rigassificatore?”
Tutti al bar fanno un cenno di assenso con la testa, dato che a tutti pare una soluzione molto logica ed in effetti anche a me pare una buona idea.
Gli dico che dai, sono sicuro che anche la tubatura del gas ti piacerà moltissimo, anche più della casa.
Lui dice che lo ha imparato solo ieri, quando ha visto un ingeGNiere che girava con un metro in mano e che si chinava sempre. Pensava che fosse uno dei soliti depravati e allora gli ha corso dietro col forcone ma poi lui gli ha spiegato perché era lì e che si chinava per prendere le misure del terreno.
”Mi pare impossibile che non ti hanno avvertito prima.” Gli dico.
Lui risponde che gli hanno mandato delle lettere ma non ci ha capito niente. Ne legge una che dice:
”Rendiamo noto a Lei che l’immobile del podere XXX è situato lungo il percorso della tubazione di collegamento ed in data 10 aprile la suddetta casa verrà interessata dai lavori che porteranno al suo abbattimento.”
Dice che non ha capito chi fosse questa Lei a cui rendevano noto che uno immobile è situato lungo un percorso e perché una casa doveva essere interessata a dei lavori.
Se gli scrivevano “Filo, il 10 aprile ti tiriamo giù la casa” era meglio.
”Caro Filo il progresso non si può arrestare, e poi lascia che si divertano, in fondo farsi demolire la casa è un modo per trovare degli amici.”
Lo vedo un po’ più calmo, forse con le mie parole e con la mia voce suadente (qualsiasi cosa significhi “suadente”) l’ho convinto a desistere.
Sono proprio bravo.
Lui mi ringrazia per le belle parole e dice che andrà a sdraiarsi davanti alle ruspe e ci rimarrà finchè non se ne andranno.
Questo è pazzo, devo trovare qualcosa di intelligente da dirgli.
Ah sì: gli dico di portarsi la crema solare così mentre sta sdraiato si abbronza.
Filo
E’ l’unico gioco a cui partecipo per perdere.
Ovviamente una volta che si comincia a perdere ci sono molte possibilità di continuare a perdere, dato che più si beve meno si sanno le risposte, almeno quelle di cultura generale.
Filo sta perdendo e allora comincia a barare facendo domande assurde del tipo “Perché mio nonno partì per l’Abissinia?” e “Come si chiama mia zia?”
Il bello è che tutti sanno come perché suo nonno andò in Abissinia (voleva andare negli USA ma aveva confuso Abissinia con Alabama) e come si chiama sua zia (Adelina) ma lui insiste col dire che sua zia è Pamela Anderson.
A volte ci sono domande che scatenano accese discussioni nel bar.
Ad esempio quando Giac chiede “Quale è la capitale del Portogallo?” Filo dice Stoccolma ma Giac è sicuro che sia Madrid.
Tutti al bar dicono la loro opinione sull’argomento ma l’ultima parola ce l’ha il barista, che consultando un atlante dice che è Copenaghen. Modestamente io avevo indovinato, lo avevo detto subito.
In questo caso dato che nessuno dei due ha risposto bene devono bere un bicchiere entrambi.
Adesso che sapete le regole, se qualcuno vuole giocare con me venga al bar di via Bentini sabato sera.
For Anna III
Sabato sera al bar il mio amico Giac era sbronzo e anche parecchio ed ha cominciato a parlare di tante cose.
Come si sa “in vino veritas” ed allora tra lo stupore generale ci ha confessato di essere un alieno proveniente da Andromeda.
Questo discorso attira l’attenzione di tutti, anche se ovviamente siamo un pò increduli.
Qualcuno chiede se ci vogliono invadere e lui risponde di sì e che lo faranno tra poco.
”Meglio, è un buon modo per non pagare più tasse!” risata generale ma Giac lo fissa sbalordito e risponde: “A me non pare un buon modo”. Del resto si sa, su Andromeda non hanno un gran senso del sarcasmo.
E allora tutti cominciamo a fargli delle altre domande sugli UFO ma non ci riesce proprio di metterlo in buca.
Certo è difficile mettere in buca uno facendo delle domande tipo “ma i marziani quante antenne hanno?” e allora io gli chiedo se i marziani hanno i frigoriferi.
Lui risponde certo che no. La mia era una domanda-trabocchetto dato che come tutti sanno nello spazio è molto freddo ed avere un frigorifero non avrebbe senso, ma lui non ci è cascato.
Tutti al bar ormai siamo quasi convinti che lui venga davvero da Andromeda ma ad un certo punto uno gli chiede: “ma di che colore sono gli UFO?” lui risponde “Verdi” e poi scoppia a ridere.
Tutti prendono questa risata come l’ammissione del fatto che stava scherzando e ritornano alle loro occupazioni, che consistono principalmente in assumere sostanze alcoliche o allucinogene.
Allora lui mi prende per un braccio e mi sussurra nell’orecchio “ridevo perché li ho presi in giro, in realtà gli UFO sono blu.” e mi invita a bere.
Io gli dico che ha già bevuto abbastanza e che è meglio se va a casa.
”Su Andromeda? E come faccio?”
Mi ha messo in buca. Prendiamoci sta birra e andiamo a berla fuori, guardando il cielo stellato e cercando dischi volanti. Riusciamo a vederne tre.
You know me as Elizabeth
“Vedi, non bisogna prendere le critiche troppo sul serio” Gli dico “ la prima ragazza con cui ci provai mi rifiutò e io non fui risentito dal suo no, lo accettai senza problema e il fatto che la abbia investita dopo due giorni mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali fu un caso.”
Siedo al bancone del bar con il mio amico Sammy, è giù di morale perché la sua ragazza lo ha mollato.
Vivevano insieme, erano sempre vicini appiccicati al punto che avevano messo il doppio water nel bagno.
Hanno litigato poi hanno deciso di prendersi un periodo di pausa. Tutto ciò è successo 8 anni fa.
Io gli dico che è un periodo di pausa un po’ lungo ma lui dice che si sentono ancora e parlano a lungo, però la frase che gli ripete più spesso è “sei un essere orrendo e squallido da evitare”.
Lui pensa che questa frase si presti a molte interpretazioni anche se forse è meglio non usarla a scopi pubblicitari.
Decidiamo di andare a fare quattro passi fuori, comincia a piovere e gli presto il mio ombrello. Lui lo prende anche se ne aveva già uno, e continuiamo a camminare, lui con due ombrelli aperti e io bagnato fradicio ma è giù di morale e non ho cuore di chiedergli uno dei due ombrelli.
Sammy però piange, ma mi pare che le lacrime gli escano dalle orecchie. Spero siano solo gocce di pioggia.
E’ che il tempo passa, oggi ha 33 anni, l’anno prossimo ne avrà 34, quello dopo 35. Con questo metodo riesce a calcolare l’età che avrà tra dieci anni.
“Non mi do per vinto, le scriverò una lettera d’amore! “ Mi dice. “Leggila e dimmi come ti sembra, è solo una bozza.”
Mi porge un foglio con una fila di punti e virgole.
“Ho cominciato dalla punteggiatura, il resto lo metto dopo.”
Gli dico che la lettera forse è meglio lasciarla perdere, con le donne ci vogliono strategie più sottili.
Per esempio lei è di sinistra, potresti provare ad arruolarti nell’esercito cinese.
Gli pare una buona idea e adesso è sollevato, sorride felice. Sammy, dove andresti se non ci fosse un consigliere come me?
I...screamer
Oggi ho sognato il Diavolo, oramai siamo vecchi amici ed ogni tanto viene a farmi visita.
Nel sogno avevo appena finito di giocare a calcio con una palla piccolissima in un campo sabbioso e lunghissimo circondato da alti alberi contro dei russi che avevo appena aiutato a passare la frontiera tra la Russia e la Turchia a nuoto.
Noto seduta su una panchina l’unica spettatrice, Lucifero.
Come molti di voi sanno il Diavolo è una femmina.
Probabilmente lo è anche Dio ma non sono sicuro perché in effetti Dio non viene mai a trovarmi, dimostrando che il Diavolo è più bravo nelle relazioni interpersonali.
Lucifero oggi è vestita con una giacca, un maglione leggero e gonna al ginocchio molto elegante e sobria.
Ha uno sguardo inquietante, non sbatte mai le palpebre e ti segue con gli occhi senza muovere la testa.
E’ talmente angosciante e minacciosa che me la scoperei anche subito.
Si è fatta bionda ed è diventata più carina dall’ultima volta.
I russi vogliono sapere come si arriva a una torre alta e strana che si vede in lontananza e io lo chiedo a lei.
”Sono forse una guida turistica?” Mi risponde Lei.
”Pensavo che il Diavolo sapesse tutto.”
”No, quello che sa tutto è Dio. Il Diavolo sa molte cose ma non tutto, però ad esempio so dove tieni i giornalini porno, nel secondo cassetto della libreria.”
”Ma che dici, io non ho giornalini porno!” Domani gli cambierò posto.
”E poi hai davanti a te il Diavolo e l’unica cosa che mi chiedi è un’indicazione topografica?”
”Mica posso chiederti la pace nel mondo.” I miei giornaletti potrei metterli sotto l’armadio, lì non me li scopre di sicuro.
Sorride come se avesse sentito i miei pensieri. Accidenti mi sono dimenticato che legge nel pensiero, ma allora sa anche che vorrei fare sesso con lei? Certo che sì, ma tutte le donne sanno che vorrei fare sesso con loro.
Quindi tutte le donne leggono nel pensiero?
Quindi tutte le donne sono dei diavoli?
Mamma mia dove mi portano i miei ragionamenti.
Lucifero si alza dalla panchina e mi dice: ”Adesso devo andare. Non avresti qualche monetina? Vorrei prendere un caffè al distributore automatico e con me ho solo banconote da 500 Euro.”
”Non credevo che Lucifero avesse bisogno di monetine per prendere un caffè.”
”Mica vorrai che mi metta a rubare.”
Le do tutte le monete che ho, e mentre gliele metto in mano stringe per mezzo secondo la mia mano nella sua, socchiudendo gli occhi come una gatta.
”A volte mi viene il dubbio che tu non sia il Diavolo, sai.” Le dico.
”Mi spiace ma non ho una carta di identità per dimostrartelo. Questioni di burocrazia.”
”Ho visto persone che somigliavano a Satana più di te.”
Lei si alza, ha le unghie lunghe laccate di bianco, si muove a scatti ma è armoniosa.
”Non credo proprio. Arrivederci, Gianni.”
Il sogno poi continua e finisce che intervisto un gruppo di anziani dentro un autobus.





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